| |  | La parola di Dio chiama e interpella continuamente tutti gli uomini. L’oblato, giorno per giorno, come il monaco, impara a porsi in ascolto obbediente di fede (RB Prol.1), perché la sua vita sia trasformata e si apra alla preghiera, che prenderà spazio sempre più significativo a livello sia personale che comunitario. La preghiera dovrà permeare la sua vita quotidiana, in modo da integrare interiorità e attività, e porterà l’oblato a sperimentare sempre più la comunione con il Padre.
(Statuto Oblati III, 18) | | |
|  |  | | Chiesa abbaziale di San Martino delle Scale | | |  | | |
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L’oblato unisce la sua voce a quella della comunità monastica, e della Chiesa tutta, nella celebrazione della Liturgia delle Ore, facendo esperienza di preghiera ecclesiale, che gli permette di vivere la presenza del Cristo e di crescere sempre di più nella comunione fraterna. Collegando il movimento interore della preghiera con il ritmo del tempo, unisce il suo respiro vitale a quello dell’universo, e confessa la signoria di Dio sul creato e sulla storia e la sua partecipazione al suo progetto di salvezza. Animato da questo spirito, l’oblato cercherà di celebrare ogni giorno almeno le Lodi e il Vespro.
(Statuto Oblati III, 19) |
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L’opera fondamentale e costitutiva dei monaci è la preghiera chiamata Opus Dei. Per la verità essa è prioritariamente l’opera che lo Spirito Santo compie nel cuore dei credenti e dunque della comunità monastica. La vita dei monaci è così ritmata e cadenzata dalla celebrazione dei divini misteri. La preghiera quindi è continua, è incessante. San Benedetto cita il salmista: “ti ho lodato sette volte durante il giorno (Salmo 118, 164) mentre nel mezzo della notte mi alzavo a celebrarti” (Salmo 118, 62).
Da: Un codice di spiritualità - don Anselmo Lipari, Priore di San Martino delle Scale |
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